Reazioni avverse al cibo nel cane e nel gatto 2: dalla diagnosi alla terapia

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Dunque, riprendiamo il discorso iniziato settimana scorsa sulle Reazioni Avverse al Cibo (RAC) di cane e gatto. Vediamo come si può arrivare ad individuare una RAC con certezza, quali possono essere i percorsi alimentari adeguati in seguito, oltre a sfatare qualche “leggenda metropolitana” in merito. Come dicevamo settimana scorsa, il grande insieme delle Reazioni Avverse al Cibo (RAC) di cane e gatto, può essere ulteriormente sotto catalogato in allergie (quando sia implicato il sistema immunitario del soggetto) e intolleranze alimentari. Mentre le intolleranze danno solitamente sintomi di tipo metabolico-funzionale (come ad esempio vomito, diarrea, flatulenza), le allergie possono avere sia sintomi metabolici che cutanei, come prurito, lesioni cutanee, otite etc. Come verrà fatta diagnosi di RAC? Dato che i sintomi delle Reazioni Avverse al Cibo sono generalmente molto aspecifici (sono mille le cause possibili di vomito e diarrea, così come anche prurito e sintomi dermatologici possono avere molte cause). Per questo ovviamente una diagnosi di RAC deve essere fatta dal vostro Vet. Ci sta un preciso percorso da seguire, per escludere prima una serie di altre cause a seconda della sintomatologia. In generale comunque, i sintomi di allergia si manifestano dopo un periodo abbastanza prolungato in cui il vostro Amico ha mangiato lo stesso cibo, con i sintomi che si possono manifestare da poche ore dopo il pasto fino a diverse settimane dopo. Esistono anche alcuni test diagnostici ed analisi cliniche che probabilmente vi verranno proposti e che aiuteranno il vostro Vet durante quello che è una vera e propria caccia alla diagnosi (spesso non semplice!). Una volta fatto questo percorso, se ancora non si è individuata la causa di malessere del vostro Amico, il vostro Vet passerà probabilmente ad un così detto Trial Dietetico, utilizzando una così detta Dieta di Eliminazione. Cosa è una dieta di eliminazione? Una dieta di eliminazione consiste in una formulazione a base di una unica fonte proteica, scelta possibilmente fra quelle che il vostro Amico non ha mai mangiato. Più facile a dirsi che a farsi dato che a causa dell’incredibile moltiplicazione della proposta commericale di crocche, a base praticamente di ogni fonte proteica disponibile, è molto difficile in realtà trovare una fonte proteica che sia veramente nuova. Per questo spesso si opta per fonti proteiche, se non nuove, almeno poco utilizzate, come pesce, maiale, cavallo, agnello etc.
Il riso integrale non contiene gliadina e può essere quindi utilizzato in una dieta di eliminazione
Una dieta di eliminazione sarà quindi a base di una sola proteina. Anche le fonti di carboidrati saranno ristrette dato che è stata dimostrata in Medicina Veterinaria l’esistenza di una enteropatia da glutine, che colpisce soprattutto alcune razze (fra cui Setter inglese e Pastore tedesco) e che corrisponde al morbo celiaco umano. In questo caso l’allergene è la gliadina, una glicoproteina presente in molti cereali, che provoca una progressiva atrofia dei villi intestinali. La gliadina non è presente in riso, patate e mais, che andranno quindi probabilmente a costituire la dieta che il vostro Vet vi proporrà. Quanto dura questo periodo privativo? Una dieta di eliminazione dura normalmente 8-12 settimane, anche se alcuni miglioramenti ovviamente si possono cominciare a vedere ben prima. Il tempo preciso per la diagnosi verrà stabilito dal Medico Veterinario che sta seguendo il vostro animale in quanto dipende dal quadro patologico dimostrato. Durante questo periodo è necessario essere assolutamente attenti a NON dare al vostro animale NULLA che non sia consigliato nella dieta. Ogni fuori pasto o variazione potrebbe infatti vanificare gli sforzi fatti, riscatenando la risposta immunitaria e potrebbe in definitiva far ricominciare il tempo conteggiato per la diagnosi (quindi si dovrà ricontare dal giorno dell’extra incriminato di nuovo 8 settimane almeno!!). Questa restrizione include sia fonti proteiche che fonti glucidiche, come abbiamo già detto, quindi NO anche a biscotti e snack a base di soli cereali.
Anche un solo biscotto può vanificare l’impegno di settimane..
Come dico sempre ai miei pazienti, durante queste settimane dovrete essere hitleriani! Nulla, nulla al di fuori di quello che è inserito nella sua dieta deve essere introdotto, neanche snack, biscottini, nulla! ? Qualsiasi extra può vanificare settimane di sforzo!
Una dieta di eliminazione è una dieta bilanciata? Molto spesso no. Una dieta infatti a base di una unica fonte proteica e glucidica è molto difficile da bilanciare, specialmente perchè anche gli integratori commerciali pensati per bilanciare diete casalinghe sono per la maggior parte derivati di prodotti animali e in quanto tali possibili allergizzanti. Per questo una dieta di eliminazione NON deve essere proseguita oltre lo stretto tempo necessario al vostro Vet curante per la diagnosi di RAC. La dieta casalinga è l’unica strada? No, in effetti no. La dieta casalinga non è l’unica possibilità per portare avanti un buon trial dietetico. Alcune ditte propongono infatti delle crocche a base di idrolisati di proteine cioè proteine già “smontate” in pezzi più piccoli, che, come abbiamo visto qui, non sono in grado di scatenere allergie. Un’altra possibilità è rappresentata da una Novel protein diet (dieta contenente una nuova proteina), sempre di origine commerciale. Questa dieta deve essere ovviamente monoproteica e contentere solo fonti animali derivate da un’unica specie animale.
Nei fatti questo è molto difficile, dato che quasi tutte le diete anche categorizzate come monoproteiche non indicano la provenienza di ogni singolo ingrediente, ad esempio i grassi utilizzati spesso provengono da animali differenti rispetto alla quota proteica! Questo vanifica ogni tentativo di trial dietetico.
Comunque, seppure è fuori di dubbio che una dieta commerciale sia più comoda (vedi qui), la dieta casalinga rimane a mio parere la scelta migliore, specialmente nei casi di allergie e intolleranze, dove l’eliminazione di fonti sconosciute deve essere strettissima. E una volta finito il periodo di privazione? Una volta terminato il periodo della dieta di eliminazione, il vostro Vet vi proporrà quelle che vengono chiamate “test di stimolazione dietetica” (challange test in inglese). La scomparsa dei segni clinici non basta infatti per fare diagnosi di allergia: è necessario stabilire a COSA esattamente è allergico il tuo Amico. Per questo, vi verrà proposta la reintroduzione di alcune fonti proteiche fra quelle maggiormente sospettate e si attenderà per vedere se i sintomi ricompaiono. Di solito, se il vostro cane o gatto ha un’allergia verso un determinato alimento, dimostrerà sintomi nell’arco di pochi giorni (gastrointestinali, che sappiamo essere i più veloci) o settimane (cutanei, nell’arco di un paio di settimane normalmente).
Il pesce può essere un’ottima fonte proteica per una dieta di eliminazione
A questo punto, una volta stabilito ad esempio, che il vostro Amico è allergico al pollo, al manzo, ma non ad agnello, uova e pesce (ad esempio), verrà stilata una dieta di mantenimento contenente solo fonti proteiche sicure, che accompagnerà il vostro Amico per gli anni successivi. È importante sapere che alcuni allergizzanti o sostanze comunque dannose in grado di provocare intolleranze verso determinati alimenti commerciali, potrebbero essere anche alcuni conservanti o acari delle derrate alimentari. In questo caso, il vostro Amico, anche se avesse manifestato ad esempio una ottima tolleranza per una dieta casalinga maiale e patate, potrebbe dimostrare reazioni allergiche quando gli venga somministrata una dieta commerciale con gli stessi ingredienti. Per approfondire inoltre il legame fra alimenti industriali per i nostri animali e alcune manifestazioni patologiche, vi suggerisco di leggere questo file, presentato dal Dr.Sergio Canello già nel 1995. Il dr.Canello infatti riporta in questo file dei dati molto interessanti (riscontrati già 20anni fa!) riguardo un fattore non chiaramente identificato, ma presente in modo trasversale del petfood che potrebbe scatenare nel lungo periodo RAC e da lui definita in modo generale Sindrome da Residui. Riporto fedelmente:
“Il fatto che la somministrazione sperimentale, ai soggetti con sintomatologia in atto, di carni fresche della medesima natura di quelle abitualmente loro somministrate, ma provenienti da animali allevati senza terapie farmacologiche e trattamenti chimici, e alimentati con cibi privi di additivi, abbia provocato, nella grande maggioranza dei casi, la scomparsa delle manifestazioni patologiche, fornisce un’ulteriore conferma che i fenomeni riscontrati non si possano ascrivere tra le intolleranze alimentari classicamente intese.” Dr.S.Canello
Sfatiamo qualche piccolo mito riguardo le RAC e i mangimi monoproteici: quando uscirono in commercio i primi monoproteici, si creò una vera e propria corsa verso le fonti proteiche più strane, perchè considerate ipoallergizzanti. Questo è assolutamente falso. Non esistono fonti alimentari ipoallergeniche in sè, anche se è vero che alcune proteine come quelle del pollo e del bovino sono più spesso implicate in RAC. Ogni animale è a sè e potrebbe sviluppare un’allergia verso una fonte proteica diversa, anche la più strana del mondo: canguri, struzzi, quaglie.. fra un po’ ci manca solo il pitone! ?
Utilizzare più fonti proteiche variate è un bene per la salute del nostro cane e gatto!
Un’altra leggenda metropolitana che gira è che le crocche o i mangimi monoproteici dovrebbero essere preferiti a diete commerciali o casalinghe con più fonti proteiche. Non è così! Anzi, al contrario, una dieta commerciale con più fonti proteiche può essere molto migliore di un monoproteico, sono altri i fattori da considerare. Persino per una dieta casalinga, bilanciare con un solo alimento da ripetere per tutta la vita dell’animale è davvero difficile. Una più ampia varietà di proteine vuol dire una più ampia popolazione batterica intestinale, variegata, con tante specie diverse fra loro, ogni specie incaricata di “pre-digerire” per il nostro Amico una fonte proteica precisa. Monoproteico non corrisponde dunque al bene assoluto. Può essere una misura necessaria per un periodo, ma sconsiglio di utilizzare una fromulazione monoproteica tutta la vita. Un consiglio anche per tutti quei poveri padroni disperati che tentano di “convincere” il proprio cane o gatto a mangiare cambiando gusto e che finiscono per utilizzare i monoproteici perché vedono scritto “all’anatra”, “al maiale”, “al gamberetto del pacifico” o struzzo o alieno ? .. Vi sconsiglio di usare i monoproteici come fossero gusti da variare! Dico questo in parte per considerazioni di ordine medicocome abbiamo visto sopra infatti quando andrete dal Vet per individuare possibili RAC vi verrà chiesto cosa esattamente ha mangiato finora, nella speranza di trovare una fonte proteica mai utilizzata prima (la così detta novel protein di cui parlavamo) – in parte però anche per non deludervi! Il gusto finale delle crocche dipende infatti in misura molto piccola dalla fonte proteica utilizzata, e molto di più dal così detto digest – cioè un insaporitore, che rimane in genere lo stesso all’interno della ditta. Per questo se il vostro cucciolo o gattino non dovesse mangiare un determinato “gusto” vi consiglio più che tentare le mille fonti proteiche possibili di cambiare ditta… oppure.. ..oppure date ascolto a quello che vi sta cercando di comunicare il vostro Amico e passate finalmente ad una buona dieta casalinga fatta di alimenti freschi, sani e controllati! ?    

2019© copyright Dr Maria Mayer