Dieta Vegetariana per Cani e Gatti - Prof.Gramenzi

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Dato che sembra essere stato cancellato dal sito originario, riporto qui nel mio blog un bell'articolo del prof.Alessandro Gramenzi, del 2012 ma sempre attualissimo. È possibile che un cane o un gatto segua una dieta vegetariana o vegana? [in corsivo e parentesi quadre le parti aggiunte da me] - grazie ALLEVAMENTO I*DISIR NORNIR che hai tenuto traccia di questo bellissimo articolo copia-incollandolo sulla pagina FB: sarebbe andato perso altrimenti! 

 

La questione riguardo la dieta vegetariana per cani e gatti riveste un duplice significato in quanto si deve affrontare tale tematica sia da un punto di vista strettamente nutrizionale che in termini etici nell’ambito del rapporto uomo-animale.
Naturalmente per le mie competenza tratterò esclusivamente il primo aspetto anche se, come proprietario, qualche riflessione la vorrei fare anche nell’ambito del ruolo dell’alimentazione nel rapporto uomo-animale.

 

L’eventuale scelta vegetariana per il nostro cane o il nostro gatto prevede che il nostro amico la subisca, senza peraltro alcuna possibilità di scelta, cosa che in realtà in natura (animali selvatici) non esiste, in quanto la dieta dei carnivori selvatici dipende esclusivamente dalla disponibilità di cibo, ovvero di prede. Tale scelta inoltre avverrebbe nonostante si ritenga che i nostri amici animali siano essere senzienti, in quanto possessori di una propria coscienza.

[Sebbene questo possa valere PER TUTTE le scelte che siamo portati a compiere per i nostri Amici, trovo quanto meno eticamente discutibile che non si vogliano accettare argomenti scientifici che dimostrano la possibile (probabile) nocività di una tale scelta o che si tenda a minimizzarli. Allo stesso modo in cui trovo discutibile che ci si ostini ad utilizzare metodi coercitivi di educazione, quando la scienza ci dimostra essere nocivi e inefficaci. O come mi interrogo sull'etica della castrazione e sterilizzazione a tappeto, quando sappiamo bene ormai quante ripercussioni abbia sull'organismo. Accettare la diversità delle scelte per un medico a volte è difficile, a volte impossibile (almeno per me, ci sono stati casi che ho "mandato via" perchè ritenevo inaccettabili alcune scelte). Quello che trovo spesso doloroso invece è trovarmi - a posteriori - a spiegare come una scelta simile, fatta pensando che fosse per il bene del nostro cane o gatto, abbia causato danni ormai irreversibili. Se quindi state pensando a questa scelta, leggete attentamente questo articolo e valutate le possibili ricadute in termini di salute per il vostro Amico. Se poi rimaneste con l'idea che "ma qui dite questo, ma su altri articoli dicono che è sicuro" e voleste propendere per la scelta vegana/vegetariana, l'importante sarà essere consapevoli del momento presente e delle intenzioni un giorno in cui ci sarà da farlo].

 

Da un punto di vista nutrizionale inoltre la dieta vegetariana per l’uomo si confronta di fatto con un organismo onnivoro in grado comunque di utilizzare molto bene da un punto di vista nutrizionale anche i principi nutritivi di origine vegetale.Nel caso dei carnivori il problema è di natura molto più complessa visto che per natura e per evoluzione filogenetica, i carnivori sono animali che ricavano il combustibile necessario per la vita (glucosio) prevalentemente da proteine e in particolare dalle proteine animali che sono ricche di aminoacidi gluconeogenetici.


Le peculiarità nutrizionali dei carnivori le abbiamo già trattate nell’articolo riguardante il gatto che infatti si definisce un carnivoro stretto a differenza del cane, che, per motivi legati alla durata del periodo di domesticazione, lo definiamo carnivoro opportunista.  L’opportunismo del cane è proprio legato alla sua maggiore capacità di digerire gli amidi cotti rispetto al gatto, segno di una più antica abitudine a consumare i resti della tavola umana costituiti prevalentemente da prodotti farinacei cotti (pane e pasta). [In questo senso, molti ormai conoscono il lavoro di Axelsson e colleghi, pubblicato nel 2013 su Nature, che dimostra come effettivamente vi sia una differenza genetica importante nel cane rispetto al suo antenato lupo: il cane avrebbe infatti fino a 3 geni diversi codificanti per enzimi amilasi - quelli deputati nell'organismo alla digestione di amidi complessi come quelli presenti in riso e pasta]. 

 

La divisione filogenetica tra carnivori, onnivori ed erbivori non risiede nella banale distinzione tra mangiatori di carne e mangiatori di erbe, passando per i mangiatori di “tutto”, quanto piuttosto dalla fonte prevalente dalla quale le diverse specie animali ricavano il glucosio necessario per lo svolgimento di tutte le attività metaboliche. Nel caso dei carnivori, gatto in particolare, questa fonte è rappresentata dalle proteine, che da un punto di vista digestivo, vengono idrolizzate in maniera molto efficiente alla luce soprattutto di particolarità anatomiche e funzionali del primo tratto del digerente (bocca-stomaco).

Ma il vero problema che riguarda le proteine come fonte di glucosio risiede nella composizione aminoacidica che dovrà essere necessariamente ricca di aminoacidi gluconeogenetici. La gluconeogenesi sopperisce alle richieste di glucosio dell’organismo, negli animali monogastrici, quando i glucidi non sono presenti in quantità sufficienti nella dieta (ONNIVORI), quando seppur presenti nella dieta non sono digeribili (CARNIVORI) e nei ruminanti nei quali il materiale glucidico è fisiologicamente basso.

Nei mammiferi il fegato ed il rene sono i principali organi responsabili della gluconeogenesi. Questo processo avviene attraverso alcuni enzimi che sono propri del metabolismo energetico (glicolisi) ed altri che rappresentano vie alternative. I meccanismi di sintesi del glucosio si svolgono a partire da precursori quali l’acido piruvico, l’acido lattico, alcuni aminoacidi (gluconeogenetici), intermedi del ciclo di Krebs, acidi grassi dispari (Ruminanti) e dal propionato di origine ruminale (ruminanti). Infatti gli aminoacidi si possono dividere in glucogenetici, in glucogenetici e lipogenetici (o chetogenetici) e in lipogenetici (o chetogenetici).

Quelli che formano gli acidi piruvico, a-cheto-glutarico, succinico, propionico, ossalacetico sono detti glucogenetici, quelli invece che oltre a questi metaboliti danno origine ad acetil-CoA e ad acido acetacetico sono sia glucogenetici che lipogenetici (o chetogenetici). Gli aminoacidi che formano esclusivamente acetil-CoA e acetacetato sono lipogenetici (o chetogenetici).

Alla luce di tali considerazioni resta da valutare l’eventuale differenza di composizione aminoacidica tra le proteine di origine vegetale e quelle di origine animale.

La prima differenza riguarda il valore biologico delle stesse che è un parametro che tiene conto della presenza nella composizione della proteina di aminoacidi essenziali cioè di quelle molecole che l’organismo non è in grado di sintetizzare che quindi dovranno essere necessariamente presenti nella dieta.
In questo caso le proteine di origine animale presentano un valore biologico superiore proprio in funzione del fatto che hanno una composizione aminoacidica molto più vicina alle esigenze dell’animale stesso.

Inoltre, altro aspetto da tenere presente in termini di composizione aminoacidica delle proteine, riguarda proprio la maggiore o minore presenza di aminoacidi strettamente glucogenetici che nel caso dei carnivori sono necessari proprio per il rifornimento di glucosio. Anche in questo caso le proteine di origine animale sono più ricche di aminoacidi glucogenetici che quindi favorirebbero la disponibilità di glucosio a livello periferico.Queste differenze inoltre diventano molto importanti in particolari fasi fisiologiche dell’animale nelle quali il fabbisogno energetico è molto maggiore: crescita, gravidanza, lattazione, prestazioni sportive.Altro aspetto da tenere in considerazione ricorrendo a fonti proteiche vegetali riguarda il problema legato al contenuto di fibra che potrebbe ridurre la digeribilità delle proteine stesse oltre che condizionare negativamente la motilità gastrointestinale, il tasso di evacuazione nonché il volume fecale.

Inoltre le proteine vegetali sono ricche di fattori antinutrizionali che oltre a diminuire la digeribilità delle proteine stesse potrebbero avere un effetto sequestrante sui minerali compromettendo di fatto il loro assorbimento; questo problema è molto grave nel caso di somministrazione di vegetali crudi. [Se volete maggiori informazioni su quanta e quale verdura dare controllate anche questo articolo del blog al riguardo]

Nonostante alcuni gatti possano persino gradire le verdure, dobbiamo ricordare che per loro sono importanti fattori antinutrizionali!

Sempre nell’ambito del metabolismo azotato una dieta vegetariana, soprattutto per i gatti, porterebbe ad una carenza di taurina che è un aminoacido non proteico essenziale per alcune funzioni vitali quali la vista, la riproduzione e lo sviluppo cerebrale. È molto singolare osservare come la maggiore concentrazione di taurina si riscontri in fonti di origine animale annoverando tra gli alimenti con più alti tassi di taurina proprio la carne di topo.


Come già riportato nell’articolo riguardante il gatto, nei carnivori è talmente sofisticato il metabolismo energetico legato alle proteine che è attivo anche in maniera particolarmente efficiente anche lo smaltimento dell’ammoniaca in eccesso attraverso il ciclo dell’ornitina che richiede alte concentrazioni di arginina, aminoacido particolarmente presente nelle proteine di origine animale.

Tutte queste considerazioni legate al metabolismo proteico ritengo siano utili per poter esprimere un giudizio di tipo nutrizionale sulla scelta di una dieta vegetariana soprattutto nel caso del gatto unitamente ad altre peculiarità che legano molto questa specie al mondo animale: essenzialità dell’acido arachidonico, incapacità di sintetizzare la Vitamina A dal b-carotene.


Nel caso del cane, specie nella quale alcuni di questi vincoli metabolici non esistono, si potrebbe pensare ad una dieta di tipo vegetariana. ma ritengo questa una scelta nutrizionalmente sbagliata soprattutto in funzione del metabolismo proteico che, anche per il cane, è strettamente legata al mondo animale, anche per quanto riguarda aspetti comportamentali legati all’alimentazione.

In particolare il riferimento è agli aspetti sensoriali legati al consumo di alimento che per i carnivori è un aspetto molto importante. Il gatto è un animale che utilizza soprattutto il gusto come senso prevalente nella scelta dell’alimento, riconoscendo come rinforzo positivo il cosiddetto quinto gusto, vale a dire l’umami (in pratica il gusto della carne condizionato soprattutto dal glutammato di sodio che è il sale di sodio dell’acido glutammico aminoacido molto presente nelle proteine di origine animale). Nel cane dove il gusto è meno prevalente rispetto all’olfatto, c’è una maggiore sensibilità al salato come rinforzo positivo legata ad una maggiore sapidità delle carni e del sangue.


Sia il cane che il gatto percepiscono molto poco (il gatto per nulla) il dolce, che di fatto è un gusto legato ai glucidi di cui è molto ricco il mondo vegetale. Tutte queste considerazioni fatte finora sono prevalentemente legate ad un’alimentazione di tipo casalingo dove c’è una maggiore riconoscibilità delle materie prime oltre che una totale assenza di additivi.
Nel caso di un’alimentazione industriale, secco o umida, il problema se possibile è ancora maggiore perché ritengo che oggi non solo si assiste ad un livellamento della composizione degli alimenti industriali, ma anche ad una logica di utilizzo legata esclusivamente ad un solo tipo di alimento per tutta la vita del pet.

Questo personalmente rappresenta il più grave problema legato all’alimentazione dei nostri carnivori domestici rispetto al semplice problema di una scelta carnivora ovvero vegetariana, in quanto in natura questo problema non si pone, poichè la dieta è assolutamente varia e variabile nel corso di tutta la vita dell’animale e si basa solo ed esclusivamente sulla disponibilità di cibo, che nel caso di un’alimentazione domestica è assolutamente continua ed abbondante.

[Su questo, come già sapete, sono assolutamente d'accordo con il prof. Gramenzi. Per questo ho scritto questo articolo, riguardo l'importanza della variabilità]

Questo prima di tutto condiziona fortemente l’indole predatoria dei nostri animali, condizionando fortemente il loro metabolismo in quanto non devono compiere alcuno sforzo fisico per procurarsi le calorie necessarie per vivere (cibo). Altro aspetto è legato alla tipologia di alimenti che sono digeribili, molto calorici, molto appetibili e molto ricchi di carboidrati; questi aspetti conducono ad avere una popolazione canina e felina in sovrappeso o peggio obesa con tutte le conseguenze che questa condizione comporta.


Quindi in ultima analisi direi che la migliore dieta per i nostri amici carnivori (cane e gatto) deve prevedere alcuni aspetti sui quali non è possibile scendere ad alcun compromesso:

  • variabilità di materie prime (dieta casalinga)
  • variabilità di alimenti secchi e umidi (dieta industriale)
  • prevalenza di proteine (soprattutto di origine animale)
  • diminuzione della quota energetica da carboidrati
  • frazionamento dei pasti

Inoltre partendo dal concetto che la parola dieta non vuol dire semplicemente tipologia di alimenti da consumare, quanto piuttosto stile di vita, dobbiamo prevedere un certo tipo di attività fisica per i nostri animali in quanto il loro benessere fisico passa anche attraverso un benessere psicologico legato alla loro attitudine predatoria.

Se mi posso permettere direi che anche molti proprietari potrebbero prendere spunto da queste considerazioni fatte per l’alimentazione dei carnivori magari diminuendo la quota di carboidrati presenti nella dieta (pane e pasta), aumentando la quota proteica (che in questo caso possono anche essere di origine vegetale) e soprattutto diminuendo la nostra sedentarietà a favore di una vita più attiva.

Dr. Alessandro Gramenzi
Professore Associato - Alimentazione animale
Dipartimento di Scienze degli Alimenti
Università degli Studi di Teramo

 

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