Bio o non Bio? Alla scoperta del Biologico e dell’Agroecologia

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Bio o non Bio? questo è il dilemma!” direbbe qualcuno. In realtà, come ho scritto anche nella mia pagina di presentazione, la mia scelta è già stata fatta tempo addietro. Biologico, Agroecologia, One health: questa settimana vorrei spiegarvi perché, che ripercussioni ha su di noi e anche sui nostri animali questa che sembra una semplice scelta di scaffale al supermercato.



Sì, Biologico, si fa presto a dire Biologico. Ma cosa significa davvero Biologico? Cosa ci sta dietro? Chiariamo innanzittutto questo punto, perchè essendo italiani, siamo spesso abituati ad una visione molto riduttiva del fenomeno “Biologico”, che viene semplicemente associato semplicemente a “salutare”.

In Europa viene definito “Biologico” e può essere venduto con il caratteristico marchio “Bio” solo un prodotto, di origine vegetale o animale che sia, che rispetti quanto stabilito dai due Regolamenti Europei (e successive modifiche) che normano in materia. Il primo arrivato è stato nel 1991 quello riguardante l’agricoltura Bio (lo puoi scaricare qui), mentre nel 1999 è stato pubblicato quello relativo alla zootecnia Bio (scaricabile qui). Questi regolamenti sono unici all’interno dell’UE, quindi un prodotto Bio greco deve (o dovrebbe) seguire le stesse regole di un Bio italiano o tedesco, francese e via discorrendo.

Marchio Europeo di prodotto Biologico

Nei Regolamenti Europei vengono stabilite in modo chiaro una serie di regole da seguire, che coprono tutti gli aspetti della vita agricola e dell’allevamento di animali in regime biologico. I Regolamenti si ispirano a loro volta alle linee guida dell’IFOAM, l’unica organizzazione internazionale che raccoglie tutti i movimenti biologici dei vari paesi e che definisce l’agricoltura biologica come:
“un sistema di produzione che sostiene la salute dei suoli, degli ecosistemi e delle persone. Fa affidamento su processi ecologici, biodiversità e cicli adattati alle condizioni locali, più che all’uso di input esterni con effetti avversi. L’Agricoltura Biologica combina tradizione, innovazione e scienza a beneficio dell’ambiente condiviso e per promuovere relazioni giuste ed una buona qualità di vita per tutti gli esseri coinvolti.

Trovo questa definizione a dir poco splendida, oltre ad essere assolutamente esaustiva, riuscendo in poche righe a riassumere tutto ciò che potrò dirvi in questo post ? Visto che sono una Veterinaria, inevitabilmente conosco di più il mondo dell’allevamento Bio, ma agicoltura e allevamento sono legate a doppio filo, come vedremo.



Prima di tutto.. perché questa “fissazione” per la salute dei suoli? Non dimenticherò mai all’Università come il primo anno abbiano cercato di “smontarci” il Biologico dicendo che “serve SOLO per la salute dei suoli”. Beh, la salute del suolo invece è fondamentale. Alcuni pesticidi utilizzati in agricoltura, i fertilizzanti e persino i reflui (feci + urine degli animali) degli allevamenti intesivi hanno già gravemente inquinato la terra. Il problema è che dalla salute della terra e delle acque dipende strettamente quella dell’ecosistema, noi inclusi.


One Health – Una Salute

La salute dell’uomo, degli animali e della terra su cui camminiamo è strettamente interconnessa, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di One Health, Una sola Salute. Nessuna parte può essere e rimanere in salute se le altre non lo sono.

Vi faccio un esempio a me vicino: gli animali di allevamento vengono regolarmente trattati con antielmintici al fine di eliminare TOTALMENTE i loro parassiti intestinali. Queste molecole che vengono date all’animale vengono in parte eliminate con le feci e finiscono sui terreni rimanendo attive per diversi giorni (alcune anche per mesi). Questa attività residua delle molecole non permette la crescita di alcuni insetti chiamati coleotteri coprofagi, che non riescono a far maturare le loro uova, normalmente deposte delle feci degli erbivori. Seguendo una vera e propria catena, la diminuzione di questi insetti provocherà la diminuzione degli animali che normalmente se ne cibano, fra cui anche alcune specie di pipistrelli. Meno pipistrelli equivale a meno predatori di moltissime altre classi di insetti, fra cui anche le zanzare che noi cerchiamo di controllare con prodotti chimici. È una semplificazione certo, dato che ogni Essere è legato da mille fili ad altri mille Esseri all’interno di un ecosistema, ma è pur vero che certamente una parte nella scomparsa di alcune specie di pipistrelli la giochiamo anche noi Medici Veterinari quando andiamo a trattare indiscriminatamente gli animali con farmaci antielmintici. E.. una parte la hanno anche i consumatori, che spingono il mercato con le loro scelte.
Ora credo appaia chiaro come mai, fra i vari motivi, un Veterinario che si occupa di Alimentazione, che conosca le connessioni fra i vari organismi viventi e gli ecosistemi, che abbia studiato le problematiche del Bio, non possa non scegliere di utilizzare le medicine alternative! ?


Le api muoiono a causa di molecole che noi e i nostri Animali ci mangiamo tutti i giorni!

Un esempio applicato all’alimentazione di cane e gatto relativo alla salute dei suoli? In agricoltura vengono da diversi anni usate alcune classi di pesticidi che sono in grado di “entrare” nella pianta. La pianta non ne solo viene irrorarata una volta cresciuta, ma anche il seme viene “rivestito” di queste molecole che poi crescono assieme alla pianta. Scorrono nella linfa e causano ad esempio la morte delle api che vengono a bere dalle piccole gocce di acqua di condensa che si creano dalle foglie. Uno dei semi per cui vengono usati questi pesticidi chiamati neonicotinoidi sono quelli di girasole. Per questo consiglio ai miei clienti di comprare sempre e solo olio di girasole Bio per l’alimentazione dei loro Amici. (ps. ovviamente le ditte produttrici dicono che i neonicotinoidi sono sicurissimi per i mammiferi, che colpiscono “solo” gli insetti.. voi ci credete? io no!) – se volete approfondire rapporto api – ecosistema – neonicotinoidi leggete qui.

Al contrario degli allevamenti intesivi, in cui tutti gli animali sono geneticamente praticamente identici fra loro, in una azienda Bio troverete razze antiche, magari meno produttive, ma più adatte al clima locale e quindi più resistenti. Più resistenza alle patologie = meno farmaci impiegati. La tradizione la ritroviamo in un accurata rotazione dei pascoli, come antico metodo per diminuire la carica parassitaria, ma anche in antichi modi di produrre prodotti tipici, o persino nella tradizione medico-veterinaria che viene tramandate nelle aziende Bio.

In Italia, devo dire a malincuore, non viene fatto molto per aiutare i nostri allevatori e agricoltori Bio, ma in altri paesi come ad esempio la Svizzera, questo viene fatto molto di più.  Ho avuto l’onore e il piacere di vivere questa realtà, di combinazione di tradizione e ricerca, durante gli anni del mio dottorato che ho speso in parte al FiBL in Svizzera appunto.

I piccoli devono essere lasciati con le mamme negli allevamenti Bio

Il FiBL è un Istituto di Ricerca, in parte privato, in parte pubblico, che ha come scopo ultimo quello di trovare soluzione pratiche per gli allevatori e agricoltori Bio, ma anche, allo stesso tempo, di produrre ricerca di qualità. Durante i 16 mesi passati lì ad esempio abbiamo portato avanti un progetto per raccogliere, catalogare e poi riordinare in un libricino, le ricette utilizzate tradizionalmente dagli allevatori locali per curare i loro animali. Una volta raccolto il sapere popolare lo confrontavamo con la attuale conoscenza scientifica, alla ricerca di conferme o meno sull’efficacia, cercando nuove piste da seguire, ad esempio per diminuire l’utilizzo di alcuni farmaci o dei famigerati antielmintici di cui parlavamo sopra. Questo è un esempio di ricerca e tradizione assieme, ed è stato bellissimo prenderne parte.

Infine parliamo di relazioni giuste e buona qualità di vita degli esseri coinvolti. Queste parole sono chiaramente riferite sia agli operatori che agli animali. Un allevamento Bio non può accettare lavoratori sottopagati: Biologico e Economia solidale devono andare a braccetto. Allo stesso tempo, anche per gli animali coinvolti sono necessarie condizioni di vita migliori. Per fortuna ultimamente in rete girano tanti filmati che hanno lo scopo di portare a conoscenza delle persone la realtà degli allevamenti intesivi.
Animali separati alla nascita dalle loro madri; polli con petti troppo pesanti per camminare che vivono una vita al buio, adagiati al suolo mentre la loro urina gli macera la pelle; suinetti che vengono mantenuti al buio per diminuirne l’aggressività, perchè vengono stipati in spazi così ristretti che se stimolati possono arrivare a mangiarsi l’un l’altro; galline che vivono in 3 in una gabbia di 50cm di lati, senza mai uscire, senza mai poter poggiare i piedi su un vero pavimento ma solo su griglie, impilate in cubi una sopra l’altra e tenute anch’esse al buio con ore di luce controllate per fare in modo che producano più uova.. questi sono solo alcuni degli orrori a cui Noi esseri umani sottoponiamo delle creature che, esattamente come noi, sono in grado di provare emozioni.

Non voglio entrare nella scelta etica di mangiare carne o meno, ma dobbiamo essere coscienti che quando andiamo al supermercato e scegliamo, ad esempio, di comparare uova che provengono da allevamenti in gabbia perché costano qualche centesimo meno di quelle Bio, stiamo alimentando quest’orrore.

Al contrario infatti di quanto detto sopra, in allevamento Bio, per regolamento, gli animali devono essere rispettati nelle loro necessità primarie, fra cui anche quella di vivere una vita all’aria aperta, di relazionarsi con loro consimili in modo più vicino alla loro etologia e di crescere a ritmi più lenti, senza questa corsa ossessiva dalla nascita alla macellazione per “produrre di più”.

“Eh” – dicono i professori – “ ma se si produce meno il cibo costerà di più”. Certo! È ovvio infatti che voler scegliere Bio deve andare assieme ad un profondo cambio di paradigma di vita. I prodotti animali sono dispendiosi per il pianeta Terra. Impieghiamo moltissime energie e moltissima acqua (un bene sempre più prezioso) per produrre un kg di carne. Mangiare meno prodotti animali, dandogli il loro giusto valore anche in termini economici, è l’unica soluzione per il nostro pianeta. Voler produrre o consumare BIOe allo stesso tempo voler produrre o consumare TANTO non sono concetti compatibili. Certo, la scienza assieme alla tradizione come abbiamo visto prima, possono migliorare il sistema allevamento, ma di base non è sanoraggiungere indici di produttività come quelli di un allevamento intensivo.

In molte aziende Bio viene tramandato l’utilizzo di piante medicinali per la cura degli animali

Parliamo di un ultimo argomento, un po’ spinoso. Ci possiamo fidare di ciò che ha il marchio Bio? la verità, purtroppo, è “NON ad occhi chiusi“. Per chi se la fosse persa invito a guardare questo puntata di Report di poco più di un anno fa, che aiuta a fare il punto sul Bio Italiano. Riassunto? Pochi controlli e tanti interessi economici, portano alle solite distorsioni italiane, in cui alla fin fine, il Bio che ci finisce nel piatto non è Bio manco per nulla. Per questo molti colleghi, ma anche allevatori, preferiscono parlare più che di Biologico – con diretto riferimento ai Regolamenti Europei – di Agroecologia. Alcuni produttori, pur senza marchio Bio europeo (magari perché troppo caro) possono decidere di produrre comunque in modo naturale, difendendo gli ecosistemi e gli animali allevati.

Come facciamo a raccapezzarci quindi? Comprendendo che la scelta di ciò che mangiamo è molto importante, che influenza la nostra salute e che ancora di più influenzerà quella dei nostri figli e delle future generazioni. Preferendo sempre le piccole aziende alle grandi ditte da supermercato. Preferendo confezioni di cereali o legumi che indichino la verità usata, ricercando varietà antiche, perché di solito chi privilegia varietà antiche produce in modo ecologico. Diminuendo la quantità di prodotti animali utilizzati, arrivando quindi a poter scegliere con serenità, ad esempio, di dedicare quei pochi centesimi di più alle uova Bio perchè tanto si consumano “una volta ogni tanto”. E soprattutto, leggendo, interessandosi, chiedendo a chi è dentro l’argomento da più tempo, perchè solo trasformandosi da consumatori inconsapevoli (che pensano che i petti di pollo crescano sugli alberi) a fruitori di quella che è una vera e propria catena alimentare, che porta le sostanze presenti nei suoli a entrare a far parte del nostre cellulle. È un percorso lungo? Bene! ? Avanti!

In fondo.. Siete ancora certi di poter definire (come molti professori che ho incontrato purtroppo nella mia carriera universitaria) il Bio come una moda? O forse, a pensarci bene, potrebbe essere l’unica strada che ci rimane per salvare questo pianeta dove viviamo?

 

“Con-vivere. L’allevamento del futuro.” un libro da leggere!

Se volete approfondire gli argomenti trattati in questo post potete leggere il libro scritto da 3 colleghi (Dr.ssa Carla De Benedictis, Dr.ssa Francesca Pisseri e Dr.Pietro Venezia) dal titolo “Con-vivere, l’allevamento del futuro” che trovate in vendita qui (ad esempio).

 

Qui Report nel 2000 aveva fatto un buon riassunto su cosa sia il Biologico, da ascoltare tutto!

 

 





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