Aromaterapia

Aromaterapia – Il profumo che cura

Gli oli essenziali (OE), risultato della distillazione a corrente di vapore di petali, foglie, radichette o pezzi di corteccia di piante aromatiche, o della spremitura della buccia degli agrumi di cui rappresentano la componente volatile sono a tutti gli effetti una parte della fitoterapia. Le applicazioni però sono così diverse da quelle direttamente fitoterapiche che possiamo considerare l’Aromaterapia una disciplina a se stante.

Un po’ di storia…

Fin dall’antichità, numerose civiltà hanno utilizzato le piante per scopi religiosi, medicinali e cosmetici; l’uso degli oli essenziali è una pratica che gli antichi Greci appresero dagli Egizi, con particolare attenzione per l’arte della profumeria; molti profumi erano usati sia per le proprietà medicinali che per impieghi cosmetici e i greci individuarono le proprietà stimolanti e calmanti di numerose piante. Il termine aromaterapia fu coniato da Gattefossè (1881-1950) , un chimico francese che lavorava con gli oli essenziali nel campo della cosmesi; il suo interesse per le essenze si racconta che sia stato suscitato dall’effetto sorprendente della semplice immersione di una mano ustionata, a causa di un incidente di laboratorio, in un contenitore di olio di lavanda: la mano guarì in poco tempo senza che comparissero infezioni e senza mostrare alcuna cicatrice. In Francia, l’utilizzo a scopi terapeutici degli oli essenziali è stato ampiamente investigato e documentato nei testi medici. Jean Valnet (1920-1995), medico di Parigi, sperimentò il loro utilizzo curandovi le ferite dei soldati durante la Seconda Guerra Mondiale trovandoli sorprendenti nelle loro proprietà. Dopo la guerra, il dottor Valnet continuò il suo lavoro con le essenze, sviluppando ampie ricerche in merito e con l’assistenza dei suoi studenti scoprì che alcuni oli essenziali hanno proprietà antivirali, antibatteriche, antifungine e che possono comportarsi da potenti ossigenatori, con la capacità, come descrive nei sui libri [Valnet 2004; 2005], di fungere da agenti trasportatori di nutrienti all’interno delle cellule.

Cosa dice la legge italiana…

Attualmente in Italia gli OE rientrano nel medesimo quadro legislativo che rigurda la fitoterapia in genere: l’immissione in commercio (e conseguentemente l’etichettatura) non sono legati a priori con una determinata composizione del prodotto, ma, potendo essere utilizzate in e come farmaci, dispositivi medici, alimenti, integratori, cosmetici o altro, la legislazione a cui fare riferimento è data dalla destinazione d’uso ed è questa che può eventualmente restringerne il campo di utilizzo. Gli oli essenziali naturali, puri al 100% (nb. questa definizione non è stabilita dalla legge: il produttore si autocertifica in etichetta al fine di garantire il proprio prodotto), sono il più delle volte commercializzati come aromi alimentari e, in quanto tali, ricadono nel campo di applicazione del Regolamento (CE) n. 1334/2008, relativo agli aromi e ad alcuni ingredienti alimentari con proprietà aromatizzanti destinati ad essere utilizzati negli e sugli alimenti e che modifica il regolamento (CEE) n.1601/91, i regolamenti (CE) 2232/96 e (CE) n.110/2008 e la direttiva 2000/13/CE. Il regolamento comunitario attuale, che si prefigge l’armonizzazione in ambito europeo, stabilisce un elenco comunitario di aromi autorizzati, le loro condizioni per l’uso e le norme relative alla loro ettichettatura.

Per la scelta degli olii essenziali consiglio sempre di scegliere ditte che producano in modo biologico, in modo da evitare residui pericolosi che in questi prodotti sarebbero molto concentrati. Inoltre se non vedete scritto sulla confezione “puro al 100%” significa che NON lo è: la dicitura non è obbligatoria per legge, per cui chi lo certifica lo fa di propria volontà e sotto la propria responsabilità, se dichiarassero il falso andrebbero incontro a problemi! Un aggiunta può essere la certificazione ISO 9001 che garantisce la qualità del prodotto e dell’azienda.

Gli oli essenziali sono miscele complesse, composte da componenti variabili, influenzati da fattori ambientali. Gli studi moderni, in effetti, dimostrano ampiamente che le singole componenti non risultano mai efficaci quanto l’essenza nella sua integrità. Perfino la somma delle parti non giustfica l’attività dell’intero; sembra infatti che vi siano moltissime interazioni, sinergie, fra le diverse frazioni, tanto che quelle presenti in minor misura possono portare un contributo maggiore delle altre. Fra i diversi composti che formano un OE non dobbiamo dimenticare che alcuni possiedono attività tossica, tanto che è necessario avere una buona conoscenza prima di utilizzarli, essendone per alcuni sconsigliato l’uso. Per molti la DL50 (dose letale per il 50% della popolazione su cui viene testata) per via orale si aggira intorno ai 1,50-1,90 g/kg, ma per alcuni questa può essere anche minore di un g/kg (tab.1).

 Attenzione: gli oli essenziali sono sostanze concentrate, non vanno utilizzati puri ma diluiti, evitando il contatto con occhi e mucose, sono da tenere in luogo fresco e lontano dalla portata dei bambini e dei nostri animali!!

 

Genere/specie Oli DL50 (g/kg)
Malaleuca alternifolia Tea tree 1,90
Origanum vulgare Origano 1,85
Hyssopus officinalis Issopo 1,40
Ocimum basilicum Basilico 1,40
Mentha arvensis var.piperascens Varietà di menta piperita 1,25
Artemisia absinthium Assenzio 0,96
Thuia occidentalis Tuia 0,83
Senapis nigra Senape 0,34

Tab.1: Piante il cui olio essenziale risulta potenzialmente (DL50 > 1 g/kg) o altamente tossico (DL50 <1 g/kg)

Fonte: Wynn e Fougère 2007: 191

 

Ma gli olii essenziali sono solo questo.. ?

No, gli olii essenziali possono essere utlizzati come prodotti fitoterapici (ad esempio l’olio essenziale di lavanda sulle ustioni), ma anche

Essendo gli oli essenziali degli “estratti concentrati” delle piante da cui provengono, per essi è tanto più vero quanto detto pre le piante officinali: la loro composizione può essere ampiamente influenzata dalle condizioni ambientali, del terreno e climatiche, del luogo di origine e per questo prima di impostare qualsiasi studio è necessario definire non solo la specie botanica e la varietà alla quale ci si riferisce, ma anche la tecnica estrattiva, la parte della pianta utilizzata (es. Citrus aurantium fiori e buccia) e, per completezza e riproducibilità, è doveroso eseguire una gas cromatografia. Per la valutazione dell’attività dell’olio essenziale in toto o dei suoi costituenti prinicipali separatamente, viene utilizzato l’aromatogramma, termine coniato dalla scuola francese di aromaterapia fondata da Valnet che indica il corrispettivo dell’antibiogramma: tramite l’incubazione in vitro con culture cellulari del patogeno ne viene valutata l’attività antimicrobica.

Fra le diverse applicazioni possibili in medicina veterinaria di queste sostanze ad attività antibatterica, antifungina ed antivirale, oltre alle aplicazioni nella terapie di diverse malattie infettive, ricordiamo:

L’utilizzo in zootecnia, specialmente nel campo dl biologico, essendo alcuni oli essenziali in grado di modulare l’attività batterica ruminale, riproducendo in modo naturale l’attività di alcuni antibiotici (aumento della concentrazione totale dei VFA, aumento proporzionale del proprionato, diminuzione dell’acetato e/o diminuzione della concentrazione di ammonio). In particolare basse dosi (5 e 50 mg/l) di OE di origano (Origanum vulgaris) ed alte dosi (500 mg/l) di rosmarino (Rosmarinus officinalis), issopo (Hyssopus officinalis), salvia (Salvia officinalis) e tee tree (Malaleuca alternifolia) hanno dimostrato in vitro un’ottima azione nell’aumentare la fermentazione batterica, portando ad aumento del proprionato e del valerato e ad una diminuzione dell’acetato, del butirrato, del rapporto acetato/proprionato nonchè degli BCVFA (branch-chianed VFA).

L’utilizzo nella conservazione degli alimenti di origine animale: poichè le applicazioni pratiche in questo campo sono spesso limitate dal forte gusto che le essenze hanno e che trasmettono agli alimenti anche a basse concentrazioni nonchè dalla possibile interzione con alcuni ingredienti, l’effetto conservativo degli OE a dosi minori viene combinato con altre tecnologie, come ad esempio le basse temperature, alte pressioni idrostatiche e la MAP. In uno studio pubblicato nel 2007, l’olio essenziale d’origano (Origanum vulgaris) , a una concentrazione accettabile per il gusto finale pari al 0,1% ha dimostrato di poter aumentare la shelf-life (da 2-3 giorni a 5-6 giorni) di carne fresca di pollo conservata in MAP, avendo con essa attività sinergica. Inoltre gli oli essenziali di rosmarino (Rosmarinus officinalis), origano (Origanum vulgaris) e alloro (Laurus nobilis), hanno dimostrato, alla concentrazione del 0,1% un’ottima attività in vitro contro Listeria monocytogenes, seppur variabile a seconda della frazione esaminata.

Per chi fosse interessato alle fonti bibliografiche di quanto citato sopra è pregato di contattarmi.