Aujeszky e carne di maiale: un rischio evitabile

Mi capita ultimamente di leggere di diversi Barfer che danno carne di maiale cruda sostenendo che tutto sommato la possibilità che il cane entri  in contatto con il virus di Aujeszky sia un rischio accettabile. Vi spiego oggi il mio “perché no”

Cominciamo dal principio come sempre: chi è questo fantomatico virus di Aujeszky, che tipo di malattia può dare (al suino e a cane e gatto), come si può contrarre e quali sono le misure realmente efficaci per evitarlo.

SuHV-1: il protagonista

Suid Herpesvirus-1 (SuHV-1) è l’agente eziologico della Malattia di Aujszky o Pseudorabbia, una malattia contagiosa del maiale. SuHV-1, come tutti gli altri membri della famiglia Herpesviridae (per capirsi, la stessa del nostro herpes labiale umano), è un virus di media grandezza, costituito da un envelope esterno (un involucro praticamente), un capside (ulteriore “scatoletta”) che racchiude una doppia elica di DNA (non tutti i virus sono a DNA, sapevatelo..).

Virus della famiglia Herpesviridae, con il envelope, capside e doppia elica di DNA

A differenza di altri herpes virus però (e di altri virus con envelope), SuHV-1 è abbastanza resistente nell’ambiente. Non so se sapete che l’herpes virus umano si trasmette solo tramite contatto diretto (ecco, non lo sapevate allora..!). Questo non vale invece per SuHV-1 che resiste nell’ambiente anche diverse ore, a temperature anche superiori a quelle ambientali (es.5 ore a 44°C). In ambienti contaminati a temperatura ambientale SuHV può resistere anche alcune settimane. I disinfettanti più utili per inattivarlo sono quelli a base di cloro (candeggina, per capirsi).

Esistono in natura diverse “sottospecie” (scientificamente chiamati sierotipi) di SuHV-1, ciascuno con una diversa patogenicità. Tutti però si caratterizzano per per causare infezione naturale in diverse specie animali fra cui suino, bovino, asino, pecora, capra etc. e – ovviamente, altrimenti non starei qui a parlarne – cane e gatto. L’infezione nell’uomo non è stata ad oggi verificata, ma non si può escludere con certezza.

SuHV-1 è attualmente presente nel nostro paese, sia nei suidi selvatici sia negli allevamenti, nonostante il controllo effettuato dai Medici Veterinari.

Aujeszky è presente nel nostro paese, lo ripeto! Leggere nei gruppi barfisti “eh, ma io prendo solo carne italiana” .. mi sembra assolutamente ingenuo. La malattia ci sta e i controlli del nostro paese, pur essendo certamente migliori rispetto ad altri, non sono affatto perfetti. Vi invito a dare un occhio a questo sito, se avete lo stomaco forte, per decidere se i nostri controlli sono davvero così infallibili come alcuni vorrebbero credere. 

Il collega Dr.Matteo Ruina ci ha gentilmente inviato un’aggiunta molto interessante circa la presenza di SuHV-1 nel nostro Paese:

La Regione Emilia Romagna dal Dicembre 2014 ha messo in atto un piano di controllo della Malattia di Aujesky negli allevamenti di suini, e come lei anche altre regioni italiane, in recepimento ad una normativa europea del 2008,  stanno attuando piani di controllo della malattia al fine di creare allevamenti ufficialmente indenni dalla malattia. La qualifica di allevamento indenne si ottiene dopo un anno di assenza di sintomatologia riferibile al Morbo di Aujeszky, e dopo frequenti controlli sierologici al fine di verificare l’immunità data dai vaccini e la assenza di virulenze. Il mantenimento della qualifica di allevamento ufficialmente indenne non è semplice da mantenere, dato che il virus si trasmette per via aerea. Sono fonte di recidiva l’ingresso in allevamento di animali nuovi, sia negli allevamenti che fanno solo ingrasso, sia in scrofaie o allevamenti a ciclo chiuso. Ma anche camion per trasporto di mangimi, o di ritiro dei cadaveri, o per l’invio al macello, se non correttamente disinfettati, possono essere vettori passivi. Risulta non rara l’evenienza della perdita di qualifica di allevamento indenne, per la grande difficoltà di tenere sotto controllo tutte le variabili che possono essere responsabili di una recrudescenza della patologia. Sono ancora molti gli allevamenti non ufficialmente indenni, e molti che fanno fatica ad ottenere e mantenere lo status.

Morbo di Aujeszky: la Pseudorabbia

La malattia causata da SuHV-1 ha una caratteristica particolare: mentre nei suidi (maiale, ma anche cinghiale) può assumere diverse “gradazioni” di gravità, negli altri Anima-li dà sempre luogo ad un’infezione mortale. Nel maiale quindi potremo osservare manifestazioni neurologiche molto gravi, che possono portare a morte soprattutto gli esemplari molto giovani, ma anche manifestazioni più blande di tipo respiratorio, aborto o ipoferitilità o persino latenza (tipo sempre il famoso herpes labiale: il virus ci sta ma non si manifesta, poi un bel giorno “rispunta”).

Ci tengo a sottolineare questo punto, perché nonostante non sia probabile, grazie ai controlli veterinari, non è tuttavia impossibile che un suino contagiato da SuHV-1 con sintomatologia latente o blanda, finisca al macello e, in ultimo, nella ciotola dei nostri Amici. Non è una malattia sempre ben visibile! 

Una volta penetrato per via respiratoria, il virus si localizza nel maiale e nel cinghiale in tutti gli organi e tessuti. Pur esplicando la sua attività patogena SOLO in alcuni tessuti (encefalo, apparato riproduttore, polmone, tonsille etc.), il virus è quindi presente anche nel muscolo, che successivamente diventerà la carne che i nostri Amici mangeranno.

Questo punto è molto importante: NON so chi abbia messo in giro questa bufala che leggo su diverse pagine di barfisti, ma NON è vero che SuHV si localizza solo negli organi e che quindi basterebbe evitare gli organi per poterli dare crudi. Il Morbo di Aujeszky può essere trasmesso anche tramite la carne di maiale o cinghiale. 

Nel cane e nel gatto, così come in tutti gli altri Anima-li sensibili all’infezione da SuHV-1, la Pseudorabbia è una malattia letale nel 100% dei casi. Dopo un breve periodo di incubazione, i sintomi sono orribili: una grave encefalite (infiammazione del tessuto cerebrale) provoca un intenso prurito (definito un “prurito folle“) che determina abrasioni, lacerazioni e automutiliazioni e che persiste fino alla morte. La Pseudorabbia non dà in genere febbre nel cane e nel gatto, bensì può dare paralisi dei muscoli della faringe, provocando impossibilità a deglutire la saliva, in modo simile a quello presente nella rabbia (da cui il nome della malattia). A differenza della rabbia però manca l’aggressività, sostituita piuttosto da tentativi di isolamento, mancanza di risposta al richiamo e allucinazioni.

Insomma, … una cosa orribile.. 🙁

Rischio Aujeszky: come evitarlo

Come abbiamo visto SuHV-1 è relativamente resistente nell’ambiente. A 100°C il virus è in grado di resistere un minuto, prima di essere inattivato. Il metodo più sicuro quindi per eliminare il virus è la cottura, a cuore. Il maiale e in cinghiale vanno quindi cotti a cuore, non stracotti, non seccati, ma cotti per essere certi che il virus presente all’interno delle fibre sia inattivato.

E il congelamento? Non vi sono dati univoci in questo senso. Uno studio dimostra come, nella carne di maiale da loro testata, dopo 35 giorni a -18°C il virus non fosse più evidenziabile.

Più di un mese. A meno 18 gradi. In questo studio.

Cosa voglio dire? Che le variabili presenti nella vita reale, potrebbero non rendere sufficienti neanche 35gg a -18°C. Ad esempio, è dimostrato che se la carne è macinata, il virus resiste maggiormente. Oppure che la presenza di una maggior quantità di grasso può rallentare l’inattivazione da freddo di alcuni batteri e virus patogeni. In più: nello studio loro hanno congelatori efficienti, tarati per rimanere alla medesima temperatura fissa, mentre noi a casa abbiamo congelatori che vengono giornalmente aperti e richiusi, causando cambi nella temperatura. Insomma, la vita reale non è un laboratorio: se va male, per qualsivoglia motivo, e la “cavia” è il nostro Amico son dolori (son dolori anche per le cavie da labpratorio, ma questo è un altro discorso).

E l’essiccazione? Questo ci interessa soprattutto perchè in commercio si trovano un enorme varietà di snack di vario tipo, fatti sostanzialmente da tessuti di suino essiccato (orecchie, pelle, gambetti etc.). Non sono attualmente presenti studi che si occupino direttamente dell’essiccazione della carne, almeno che io sappia. SuHV viene riportato come inattivato dall’essiccamento, ma di nuovo ci si riferisce a processi complessi legati al controllo delle patologie infettive trasmissibili anche solo potenzialmente all’uomo, per la cui terapia vengono prescritte molecole “estratte” dal suino (es. enzimi pancreatici). Insomma, anche su questo, per ora, poche certezze

Conclusioni

Vi porto il mio ragionamento. Ogni rischio è caratterizzato da due variabili: il pericolo in sé stesso e la probabilità che questo si verifichi. Per quanto riguarda Aujeszky, il pericolo è molto alto (mortalità del 100%, per me vuol dire danno massimo possibile ai miei pazienti), anche se – speriamo – la probabilità relativamente bassa (e comunque secondo alcuni dati abbastanza recenti abbiamo circa 12-15 allevamenti positivi su 40).

Tutto nella vita è un rischio. Trovo anche io ridicoli alcuni discorsi sulla BARF dei detrattori, che la dipingono come un rischio enorme per la salute del cane e del gatto, oltre che dell’uomo. Ogni rischio si può gestire. Si deve conoscere la sua gravità, la possibilità che si verifichi e poi valutare. Mettere sul piatto della bilancia. Per chi interessa, qui ho fatto un’analisi dei diversi pericoli della BARF e do alcuni consigli su come diminuire il rischio.

Ma, nel caso di Aujeszky, davvero il beneficio supera il rischio? Davvero per dare carne di maiale cruda si vuole rischiare la morte nel nostro Amico, quando esistono tanti Anima-li di cui possiamo ottenere le carni per i nostri piccoli carnivori cani e gatti? E lo snack, proprio quelli di maiale devo prendere?? Per me la risposta è NO.

Spero di fare un’informazione corretta. Voi fate come volete 🙂

 

ps. No, Aujeszky non è l’unica patologia infettiva trasmissibile mangiando carne di maiale cruda. Parleremo delle altre in separata sede.

Fonti: 
  1. Andreani, E. (2006). Trattato di malattie infettive degli animali. R. Farina, & F. Scatozza (Eds.). Utet.
  2. Durham, P. J., Gow, A., & Poole, W. S. (1980). Survival of Aujeszky’s disease virus in frozen pig meat. Research in veterinary science, 28(2), 256-258.

Contatti: Dr.Matteo Ruina, Medico Veterinario, ambulatorio sito in Guastalla (RE) – per ogni info consulta il sito www.matteoruina.it

 

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